«Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto […] un ricordo talmente dolce […] che ancora oggi, se ci capitano tra le mani i libri di un tempo, li sfogliamo come fossero gli unici calendari conservati dei giorni passati e ci aspettiamo di vedere, riflessi sulle loro pagine, le case e gli stagni che non esistono più.»
Come a ragione ci mostra Marcel Proust, nell’estratto che avete appena letto, il solo riprendere in mano un libro letto in gioventù (ma anche in un altro tempo della nostra vita) ci riporta coi ricordi in quel periodo. Viene creato una sorta di legame tra il libro letto e quello che si vive, quasi che dal ricordo della lettura potesse scaturire di nuovo il tempo vissuto e le emozioni extra-libro provate durante la lettura!
Di pochi anni fa (12 marzo 2009) una dichiarazione di Pietro Citati:
"Continua la scomparsa dei classici. Gli italiani non hanno mai letto Dickens e Balzac. Oggi, anche Kafka (che nel l970-80 era amatissimo) va a raggiungere Tolstoj e Borges nel vasto pozzo del dimenticatoio. Per fortuna, restano i poeti: o, almeno, una grande poetessa, Emily Dickinson".
Come rispondere a queste affermazioni? Possibile che non si legga più i classici come Kafka, Dickens, Balzac… eppure sono continuamente ristampati! Che ne fa la gente di quei libri? C’è davvero bisogno di comprare libri tappezzeria con cui riempire le nostre librerie Ikea?
Smonta e rimonta la libreria e incastraci dentro un libro! BOK la libreria completa di pagine che in pochi minuti puoi montare (e smontare) in pochi semplici gesti.
Ma siamo davvero digiuni di buone letture? Tutto quello che riusciamo a consumare è il solito bestseller di vampiri glamour? Siamo seduti nei treni a leggere romance?
Non credo.
O meglio, è anche così.
Nella letteratura, come nel cinema, o nei fumetti, tutto convive. Perché la gente digerisce di tutto, a chi piace Proust e a chi piace Moccia, chi adora Omero e chi va pazzo per Anne Rice.
Ma si può definire cosa è una buona letteratura e cosa no?
Si può applicare un metro? E, se si, questo metro sarà univoco? O ci saranno fattori (culturali, geografici, politici, stilistici) che ne influenzeranno la valenza e ne moltiplicheranno i filtri?
Il solo metro di giudizio di una qualsiasi opera è il suo fruitore (lettore, spettatore, o altro), anche l’autore esce di esce una volta che la sua opera diventa pubblica. Anzi, tanto meglio che non si veda più la mano dell’autore.
E allora?
Bè allora niente, leggete pure quello che volete, ma con spirito critico e consapevolezza. Va bene la lettura spazzatura, ma con coscienza che dal punto di vista costruttivo ed evolutivo lì NON C’E’ NULLA!
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