giovedì 11 aprile 2013

Gli Eroi sono Morti

E di poco tempo fa l’ultimo funerale. Nelle ultime pagine di Avengers Vs X-Men è caduto Charles Xavier (alias Professor X), per mano del figlioccio Scotto Summers (alias Ciclope). Gli eroi muoiono, continuamente, sono più dei morti per incidente o per vecchiaia. Le cause sono spesso per decesso letterario. Alcune pagine, poco inchiostro, e stremano al suolo, come pochi sanno fare. Il professore X con questo gesto coraggioso ha ripulito la propria carriera di eroe non proprio immacolata (il tradimento di tutta la specie mutante, la creazione di quel mostro che è stato Onslaught (chi lo ricorda?), e il conflitto irrisolto con lo stesso Ciclope).

La morte dell’eroe trasforma una storia qualunque, di coraggio e avventure, in una storia epica, una narrazione in bilico tra l’aulico e il commerciale.

Ma bisogna fare delle distinzioni.

Per prima cosa: CHI è l’eroe: L'eroe, nell'era moderna, è colui che compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. Wikipedia

Poi possiamo dividere le morti per grosse macrocategorie:

Morte con sacrificio: in cui l’eroe sacrifica la propria vita per il bene comune.

Morte opportuna: in cui, o a causa delle chiusura di una serie/telefilm/feuilleton o simile, l’eroe muore e termina le sue avventure. O come è successo a Sherlock Holmes, ucciso perché A. C. Doyle era stanco di scrivere sempre dello stesso personaggio e ne ha decretato la morte, per poi dover ritornare sui suoi passi dopo le proteste dei lettori.

Morte dubbia: in cui un eroe molto noto e benvoluto muore (sempre sacrificandosi per il bene comune, sia beninteso) ma le circostanze sono dubbie, il corpo non viene ritrovato o simili escamotage, e l’eroe finisce per far ritorno raccontando come invece era sfuggito alla morte.

Morte con rinascita: spesso muoiono in questo modo eroi dei fumetti la cui fama è in declino, muoiono in modo eroico, scompaiono o vengono sostituiti dal sidekick per qualche mese, ma poi rinascono/resuscitano/non erano davvero morti…

Morte dubbia e morte con rinascita sembrano assomigliarsi, ma la differenza tra le due è che la prima appartiene ai film seriali ( serie tv, i vari James Bond, qualche personaggio del Signore degli Anelli, etc), in cui la morte è parte della trama, mentre la seconda (spesso nei fumetti) è utilizzata per ridare fama e notorietà a personaggi ormai strautilizzati.

In ogni caso la vita, o meglio la morte, dell’eroe non è cosa facile. Bisogna sapere preparare bene il terreno, calibrare gli eventi e centellinare il memento della morte in modo magistrale. Non basta una morte anonima, un proiettile vagante, l’eroe deve morire da eroe.

Ancora recentemente SPOILER SERIE TV “REVOLUTION” il giovane Danny, per difendere un gruppo di ribelli da un’incursione di elicotteri, imbraccia il bazooka caduto allo zio Miles, che cercava di abbatterli ma è rimasto abbattuto!, dicevo imbraccia il bazooka e con un colpo da manuale fa esplodere l’elicottero del nemico, per poi finire crivellato di colpi mentre cade anche il secondo elicottero, una scena al rallentatore, in cui i colpi attraversano lentamente l’aria e colpiscono il giovane eroe falciandolo a terra (scena trita e ritrita, ma le morti degli eroi sono così).

Anche il Capitano della poesia di Whitman alla fine del viaggio è morto, ma è riuscito a portare in salvo i suoi marinai!

Il destino dell’eroe è di morire, morire in a blaze of glory, che potremmo tradurre come un fulmine di gloria. Lo stesso modo in cui muore il professor X, travolto dal fulmine della Fenice (incarnata in Ciclope).

Ma sorge spontanea una domanda: ci sono ancora eroi che MERITANO di morire?

martedì 9 aprile 2013

Il piacere di leggere.

«Forse non ci sono giorni della nostra adolescenza vissuti con altrettanta pienezza di quelli che abbiamo creduto di trascorrere senza averli vissuti, quelli passati in compagnia del libro prediletto […] un ricordo talmente dolce […] che ancora oggi, se ci capitano tra le mani i libri di un tempo, li sfogliamo come fossero gli unici calendari conservati dei giorni passati e ci aspettiamo di vedere, riflessi sulle loro pagine, le case e gli stagni che non esistono più.»

Come a ragione ci mostra Marcel Proust, nell’estratto che avete appena letto, il solo riprendere in mano un libro letto in gioventù (ma anche in un altro tempo della nostra vita) ci riporta coi ricordi in quel periodo. Viene creato una sorta di legame tra il libro letto e quello che si vive, quasi che dal ricordo della lettura potesse scaturire di nuovo il tempo vissuto e le emozioni extra-libro provate durante la lettura!
Di pochi anni fa (12 marzo 2009) una dichiarazione di Pietro Citati:

"Continua la scomparsa dei classici. Gli italiani non hanno mai letto Dickens e Balzac. Oggi, anche Kafka (che nel l970-80 era amatissimo) va a raggiungere Tolstoj e Borges nel vasto pozzo del dimenticatoio. Per fortuna, restano i poeti: o, almeno, una grande poetessa, Emily Dickinson".

Come rispondere a queste affermazioni? Possibile che non si legga più i classici come Kafka, Dickens, Balzac… eppure sono continuamente ristampati! Che ne fa la gente di quei libri? C’è davvero bisogno di comprare libri tappezzeria con cui riempire le nostre librerie Ikea?
Smonta e rimonta la libreria e incastraci dentro un libro!  BOK la libreria completa di pagine che in pochi minuti puoi montare (e smontare) in pochi semplici gesti.
Ma siamo davvero digiuni di buone letture? Tutto quello che riusciamo a consumare è il solito bestseller di vampiri glamour?  Siamo seduti nei treni a leggere romance?
Non credo.
O meglio, è anche così.
Nella letteratura, come nel cinema, o nei fumetti, tutto convive. Perché la gente digerisce di tutto, a chi piace Proust e a chi piace Moccia, chi adora Omero e chi va pazzo per Anne Rice.
Ma si può definire cosa è una buona letteratura e cosa no?
Si può applicare un metro? E, se si, questo metro sarà univoco?  O ci saranno fattori (culturali, geografici, politici, stilistici) che ne influenzeranno la valenza e ne moltiplicheranno i filtri?
Il solo metro di giudizio di una qualsiasi opera è il suo fruitore (lettore, spettatore, o altro), anche l’autore esce di esce una volta che la sua opera diventa pubblica. Anzi, tanto meglio che non si veda più la mano dell’autore.
E allora?
Bè allora niente, leggete pure quello che volete, ma con spirito critico e consapevolezza. Va bene la lettura spazzatura, ma con coscienza che dal punto di vista costruttivo ed evolutivo lì NON C’E’ NULLA!

I Sogni Inquieti di Gregor Samsa

"Quando Gregor Samsa si svegliò una mattina da sogni inquieti, si trovò trasformato nel suo letto in un immenso insetto." Franz Kafka.

Questo blog nasce per l'esigenza di scrivere impressioni e commenti su quanto vedo e leggo.
Film, serie tv, fumetti, libri e stranezze varie.

Perchè questo nome? I Sogni Inquieti di Gregorio Samsa (o Gregor, in alcune traduzioni) sono quelli che Kafka non ci mostra, sono il McGuffin che mai vedremo, sono la summa dei problemi che Gregorio andrà a affrontare nel corso del romanzo "LA METAMORFOSI". Eppure Kafka ha pensato bene di non rivelarceli, perchè? Forse perchè quelli di Samsa sono i suoi stessi incubi? E rivelarsi troppo è una pratica che gli scrittori fuggono dal realizzare.

Eppure qualcuno deve conoscere quei sogni, qualcuno deve indagare cosa è successo prima (ed ho intenzione di realizzare anche un racconto sul tema dei sogni di Gregorio Samsa...). Anche se poi quei sogni sono solo illusioni o fantasticherie di chi scrive.

Questo blog, in ogni caso, è aperto alla collaborazione di tutti, porte aperte in casa Samsa! Buone letture!